“Sesso, soldi e sangue”, così il “trio hot” ha ucciso la vigilessa – Il Giornale

L’analisi del video e della dinamica. Ecco come Paola, Silvia e Mirto hanno provato a farla franca dopo l’omicidio. “Pessime bugiarde”, spiegano gli esperti a IlGiornale.it

di Rosa Scognamiglio
9 ottobre 2021

Un “trio criminale”. È così che il gip di Brescia, Alessandra Sabatucci, ha definito i presunti assassini di Laura Ziliani, la vigilessa di 55 anni scomparsa da Temù lo scorso 8 maggio e rivenuta cadavere 3 mesi dopo, l’8 agosto, sulle sponde del fiume Oglio. Secondo gli inquirenti, a uccidere la 55enne sarebbero state le due figlie, Silvia e Paola Zani, in correità con Mirto Milani, il fidanzato della maggiore.

Stando a quanto emerge dagli atti dell’inchiesta per omicidio volontario e occultamento di cadavere, il movente delittuoso sarebbe di tipo economico. Laura Ziliani possedeva un patrimonio immobiliare del valore di circa 3,5 milioni di euro. Un’eredità cospicua destinata, almeno in parte, alla figlia mezzana dell’ex vigilessa, Lucia Zani, affetta da “un lieve ritardo mentale”. Al netto di tutte le ipotesi ventilate dalla procura, le attività investigative non hanno ancora chiarito la complessa e articolata dinamica omicida. Chi sono davvero Silvia, Paola e Mirto? Cosa prevedeva realmente il loro progetto criminale? E ancora, dov’è finito il corpo di Laura per tre mesi?

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“Un trio diabolico”: chi sono i presunti assassini di Laura

Mirto Milani, 27 anni, è un lecchese trapiantato a Roncola San Bernardo (Bergamo), una laurea in Scienze Psicologiche e un diploma in musica al conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Un giovane apparentemente inoffensivo, appassionato di lirica e assiduo frequentatore delle parrocchie nella Valle San Martino, tra le province di Lecco e Bergamo. Fidanzato di Silvia, la figlia maggiore di Laura Ziliani, e presunto amante della minore, Paola.

Il gip Alessandra Sabatucci, a capo dell’inchiesta, ritiene che il 27enne abbia giocato un ruolo fondamentale nella organizzazione e gestione del piano criminale. Agli atti del fascicolo per omicidio volontario, viene definito “un manipolatore” in grado di condizionare la condotta delle sorelle Zani.

“Mirto Milani è un soggetto dominatore, fortemente narcisista e con una personalità tendente alla psicopatia – spiega alla redazione de IlGiornale.it il criminologo e profiler Carmelo Lavorino – Lui è al vertice di questo ‘triangolo diabolico’, il ‘Deus ex machina’ del progetto criminale. Alle due estremità inferiori ci sono invece le sorelle Zani, Silva e Paola. E poi c’è la vittima che rappresenta il baricentro di questa geometria, il punto di equilibrio tra i tre componenti di questo sodalizio infernale”.

Silvia e Paola Zani sono due delle tre figlie di Laura Ziliani. La maggiore, Silvia, ha 29 anni e lavora come impiegata in un’agenzia di assicurazioni. L’altra, Paola, di anni ne ha 19 ed è iscritta al primo anno del corso di laurea di Economia e Commercio.

Ribattezzate dalla cronaca come “le sorelle assassine”, si sono avvalse della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Pare che fossero “due ragazze casa e chiesa”, racconta chi le ha conosciute. Eppure, dai trascorsi di entrambe, emergerebbero torbidi segreti sessuali: dalla presunta frequentazione online di siti per scambisti all’ipotesi che Mirto si intrattenesse separatamente con entrambe le sorelle. Ma chi sono davvero Silvia e Paola?

“Le sorelle Zani sono due bugiarde patologiche – spiega il professor Lavorino – profondamente egoiste e prive di empatia nei confronti della madre. Insieme con Mirto Milani hanno messo in scena un matricidio strumentale ed espressivo. ‘Strumentale’ per il movente economico; ‘espressivo’ in quanto hanno sublimato attraverso l’omicidio il distacco emotivo e affettivo nei confronti della madre”.

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Sesso, soldi e sangue: la dinamica criminale del trio

Secondo il gip di Brescia Paola, Silvia e Mirto “potrebbero uccidere ancora”. Per questo motivo e a fronte di un pesantissimo carico probatorio, resteranno in carcere fino a giudizio. Secondo gli inquirenti, il movente dell’omicidio sarebbe di tipo economico: Laura avrebbe posseduto un patrimonio immobiliare, con anche alcuni terreni agricoli, da circa 3 milioni di euro. Una quota consistente dell’eredità sarebbe stata destinata a Lucia, la figlia mezzana della vittima, affetta da un lieve ritardo mentale e, pertanto, bisognosa di assistenza.

“Questo è un delitto ‘a tre esse’: soldi, sesso e sangue – precisa il criminologo – Tutti i protagonisti della vicenda hanno individuato in Laura un ostacolo al soddisfacimento dei propri bisogni. Necessità impellenti che si traducono in soldi (la cospicua eredità della vittima), sesso (per la presunta relazione promiscua) e il sangue (il desiderio di ‘eliminare’ la causa delle rispettive insoddisfazioni)”.

Un delitto perfetto o quasi. Laura è stata dapprima stordita con le benzodiazepine, poi soffocata con un cuscino e infine abbandonata sulle sponde del fiume Oglio a tre mesi dalla denuncia di scomparsa. “C’è stata sicuramente della premeditazione nell’organizzazione del piano criminale da parte del trio – conclude Lavorino – Si tratta di un delitto del tipo ‘organizzato’, cioè studiato al dettaglio. Lo si capisce sia dal modus operandi, comprendendo con questa definizione le modalità e i mezzi per uccidere la vittima, sia dalle successive attività di depistaggio che dall’atto finale di gratificazione: quello di scaricare il cadavere in un bosco, quasi fosse ‘immondizia’. Ma come tutti i criminali inesperti hanno commesso degli errori, hanno provato a farla franca ma non ci sono riusciti. Certo è che siamo di fronte a un trio diabolico”.

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Il video che sbugiarda le due sorelle

Nei giorni successivi alla presunta scomparsa dell’ex vigilessa, Silvia e Paola hanno lanciato e rilanciato appelli strappalacrime in tv. “Vi prego – dice Paola ai microfoni del programma televisivo ‘Chi l’ha visto?’ – chiunque abbia visto o sentito qualcosa venga su, al rifugio, per dircelo. Qualsiasi cosa, vi prego aiutateci a ritrovare nostra madre”.

Noi de IlGiornale.it abbiamo chiesto all’esperto di comunicazione non verbale e analista della menzogna Francesco Di Fant di visionare quel breve filmato al fine di comprendere la reale condizione emotiva di Silvia e Paola. “Hanno lasciato molti indizi nonostante avessero il volto quasi interamente coperto dagli occhiali da sole e dalla mascherina – spiega l’esperto – Anzitutto mancano le lacrime. Quando si arriva a quella intensità di emozione, rompendo la voce addirittura, si ha uno ‘strozzamento fisiologico’ per cui s’innesca un processo di lacrimazione. Nell’appello di Paola, che biascica parole incomprensibili nel finale, c’era la tensione dell’emozione ma mancavano le lacrime”.

Nell’espressione del volto di Silvia invece, i segni del dolore sono completamente assenti. “È una pessima bugiarda – chiarisce il dottor Di Fant – Il vero dolore si riconosce in mezzo gli occhi, da un corrugamento al di sopra del naso: sul viso di Silvia è del tutto assente”. Ma come si spiega lo stato di particolare apprensione e tensione emotiva delle due sorelle? “In psicologia si parla di ‘effetto Otello’. Talvolta, chi sa di essere sotto osservazione può scoppiare a livello emotivo per la paura di essere scoperto”.

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/video-che-incastra-trio-criminale-1979749.html

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