Come si misura la “fatica da Zoom”?

Il numero delle riunioni virtuali è salito alle stelle, poiché il Coronavirus tiene ancora le persone fisicamente separate. Tutte queste videochiamate possono essere stressanti, come misurare l’“affaticamento da Zoom”?

La colpa di questo tipo particolare di affaticamento non è di alcuna particolare piattaforma di videoconferenza – moltissime persone ormai le usano regolarmente e ne apprezzano l’utilizzo – ma è utile evidenziare come e quanto le attuali implementazioni delle tecnologie di videoconferenza possano essere estenuanti.

Nel precedente articolo abbiamo proposto alcune soluzioni per mitigare gli effetti negativi dell’uso prolungato delle videochat. È possibile “misurare” questa Zoom fatigue? Esiste una scala o dei metodi per valutarla in maniera oggettiva?

Misurare la Zoom fatigue: la Scala ZEF

Molte organizzazioni, comprese scuole, grandi aziende ed enti governativi, hanno contattato i ricercatori di comunicazione di Stanford per capire meglio come creare le migliori pratiche per la loro particolare configurazione di videoconferenza e come elaborare linee guida istituzionali.

Il Dottor Bailenson della Stanford university, insieme a Jeff Hancock, direttore fondatore dello Stanford Social Media Lab e un gruppo di ricercatori hanno risposto ideando la Zoom Exhaustion & Fatigue Scale (Scala ZEF), per misurare la fatica che le persone provano sul posto di lavoro a causa delle videochiamate di gruppo.

Questa scala, dettagliata in un documento recente, fa avanzare la ricerca su come misurare la fatica causata dalla tecnologia interpersonale, nonché sulle cause che generano tale affaticamento. La scala si compone di un questionario di 15 elementi, è disponibile gratuitamente ed è stata testata in cinque studi diversi nell’ultimo anno con oltre 500 partecipanti.

La Scala ZEF pone domande sull’affaticamento generale, l’affaticamento fisico, l’affaticamento sociale, l’affaticamento emotivo e la fatica motivazionale di una persona. Alcune domande di esempio includono:

– Quanto ti senti esausto dopo una videoconferenza?

– Quanto sono irritati i tuoi occhi dopo una videoconferenza?

– Quanto tendi a evitare le situazioni sociali dopo una videoconferenza?

– Quanto ti senti emotivamente svuotato dopo una videoconferenza?

– Quante volte ti senti troppo stanco per fare altre cose dopo una videoconferenza?

Hancock ha affermato che i risultati della scala possono aiutare a migliorare le tecnologie di videoriunione in modo da ridurre alcuni fattori di stress.

Hancock evidenzia che questi problemi con la tecnologia non sono una novità per noi esseri umani: “Quando abbiamo avuto gli ascensori per la prima volta, non sapevamo se dovevamo guardarci o meno in quello spazio ristretto. Abbiamo dovuto sviluppare modi per adattare il nostro comportamento alle nuove tecnologie ogni volta. Oggi siamo nell’era in cui adattarci alle videoconferenze, e comprendere i meccanismi di questa tecnologia ci aiuterà a capire il modo ottimale di fare le cose per migliorare le impostazioni per diverse organizzazioni e diversi tipi di riunioni.”

Si spera che questi studi contribuiscano a scoprire le radici di questo problema e aiuti le persone ad adattare le loro pratiche di videoconferenza per alleviare la “fatica da Zoom”. Questo potrebbe anche spingere i progettisti di piattaforme di videoconferenza a ripensare ad alcuni paradigmi su cui sono state costruite le videoconferenze.

Sei interessato a misurare la tua fatica da Zoom? Puoi farlo gratuitamente usando la Scala ZEF qui.

Vuoi imparare a comunicare meglio via web e conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training o contattami direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://news.stanford.edu/2021/02/23/four-causes-zoom-fatigue-solutions/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.