Il Linguaggio del Corpo di Gigi Proietti

Gigi Proietti è morto pochi giorni fa all’età di 80 anni nello stesso giorno del suo compleanno, questo è un grande e doloroso lutto per i romani e per tutti gli italiani che lo hanno amato.

Oggi si svolgono i suoi funerali a Roma, la sua città. Il lutto cittadino per l’“ottavo re di Roma”, il “mattatore” del palco è doveroso.

La sua amata città di Roma in suo onore, oltre alla proiezione della sua foto sul Colosseo e sul Campidoglio, intitolerà col suo nome il teatro shakespeariano “Globe Theatre” di Roma, di cui è stato a lungo direttore artistico. “La nostra città vuole ricordarlo per sempre così” ha detto la sindaca di Roma, Virgina Raggi.

Sempre gentile e disponibile con tutti, fuori e dentro il mondo dello spettacolo, riusciva a trasferire questo suo aspetto vitale nella sua arte recitativa solare ed energica. Donava sempre il sorriso a chi aveva la fortuna di stargli accanto o di assistere ai suoi spettacoli dal vivo, o ai suoi film al cinema o in televisione.

Qual era il Linguaggio del Corpo di Gigi Proietti, una delle figure più importanti del teatro e dello spettacolo italiano?

CORPO E VOCE DI GIGI PROIETTI: IL “MATTATORE”

Gigi Proietti aveva la capacità di usare voce e corpo per dire tutto, aveva un corpo snello ed energico, flessibile come l’acqua, che riusciva a prendere la forma del suo contenitore. Il suo copro si muoveva con grande eleganza e flessibilità sul palco, riuscendo ad essere sia minimalista con piccoli movimenti, immobilità e pause comiche, che istrionico ed energico, con una gestualità espansiva, saltando e correndo con vitalità (basti vedere anche le sue doti di ballerino).

Le sue espressioni del viso erano vivide e mutevoli, aveva una innata capacità di modulare i muscoli facciali con grande esperienza e maestria, riuscendo a interpretare diverse “maschere” nel giro di pochi istanti.

I suoi occhi erano mobili e vivaci, il suo sguardo spesso aperto e diretto, in un contatto visivo che voleva essere un abbraccio, insieme al suo sorriso, per chi lo guardava in volto.

Il sorriso era una caratteristica presente quasi sempre sul viso di Gigi, un sorriso aperto, potente che riempiva il viso e lo illuminava. Un vero “sorriso di Duchenne” secondo gli esperti di Comunicazione Non Verbale, il sorriso sincero si riconosce nella parte alta del viso: gli elementi sono la presenza di rughe ai lati degli occhi, le cosiddette “zampe di gallina”, e gli zigomi rialzati che socchiudono le palpebre.

Gigi Proietti era un doppiatore esperto, ha dato voce ad attori come Sylvester Stallone, Dustin Hoffman e Robert del Niro, doppiando personaggi come Rocky e il Genio di Aladdin.

Aveva una voce profonda e potente, capace di coprire tutte le gamme di tono da quella più bassa a quelle più acute, riuscendo abilmente a passare dal tenore al falsetto in un istante.

Era anche un apprezzato cantante, si esibiva in numerose canzoni presenti nei suoi spettacoli di varietà, senza dimenticare le registrazioni e la sua famosissima interpretazione del “Barcarolo romano”.

INSEGNA AGLI ANGELI A RACCONTARE BARZELLETTE

Proietti era un uomo che amava le battute, la barzellette e le risate, è nato e morto il 2/11. I social media hanno notato la particolarità della data e ci esortano: “Provate a fare 2 diviso 11. L’ultima battuta. Ce l’ha lasciata lì. Non smetterai mai di stupirci, Gigi”.

Il risultato è: 0,1818181818. Il riferimento è chiaro per i suoi fan: in una delle sue barzellette più famose (guardate il video in fondo) Gigi Proietti ripeteva all’infinito il numero 18.

Oltre al suo dolce e sempreverde sorriso, ci rimane nella mente la divertente smorfia di uno dei suoi personaggi più amati: “Mandrake”, con gli occhi sbarrati e la bocca aperta mentre urla con rabbia all’ippodromo. Ci hai fatto sorridere, ridere e commuovere, grazie Gigi.

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

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